Gaetano Quagliariello

Idee

"Loro puntano sulla paura, noi del NO puntiamo sulla speranza"

Luca Telese intervista Gaetano Quagliariello.

Abbiamo visto in questa campagna "cose che voi umani non potete nemmeno immaginare".

Che fa, senatore Quagliariello, cita "Blade runner"?

“Si, questa fase del renzismo crepuscolare e propagandistico sembra un film di fantascienza”.

Mi faccia un esempio.

“Avreste mai immaginato che se sei un italiano all'estero Renzi con una mano ti dà la scheda per votare e con l'altra ti da il volantone in cui il presidente del sconsiglio ti dice come votare?”.

No, non si poteva.

“Avreste mai immaginato di trovare sulla scheda quel quesito truffaldino che dice ‘Vuoi tu meno politici e meno spese?’. Cosa diremmo se sulla scheda, con lo stesso criterio, invece ci fosse scritto: ‘Vuoi tu abolire il suffragio universale per il Senato’? Chi avrebbe mai immaginato di sentire Vincenzo De Luca che dice in pubblico: ‘Quello che pensate della Costituzione non conta, fate una clientela della Madonna e fate votare Sì!’? Chi avrebbe mai immaginato di vedere Renzi in TV in tutte le reti e a tutte le ore senza contraddittorio?”.

Gaetano Quagliariello è un fiume in piena. Il suo movimento, Idea, ha appena promosso una manifestazione a Roma, dove di fronte ad una sala affollata - domenica scorsa - ha collegato tre piazze, tre città, e tre coordinate della galassia di centrodestra. Non ha dubbi: "Il No, a destra e nel Paese è Costituente. Il Sì chiude tutto, e legittima un unico progetto politico: il partito della nazione".

Se la posta in gioco è davvero così importante, cosa dovrebbe accadere in questa settimana perché il No vinca?

“Un altro salto di qualità. Di fronte all'esercito e al controllo che abbiamo descritto, c'è il rischio di vivere un drammatico senso di impotenza. Non sai come difenderti. Io ho fatto 50mila chilometri in un mese per combattere questa battaglia”.

Che significa?

“Che Renzi ha soldi e poteri dalla sua parte, noi la passione politica. Abbiamo trovato in giro per l'Italia tanti come noi, un patrimonio di passione commovente”.

Guarda i sondaggi?

“No, ascolto. Se stai nel Palazzo, tutti ti parlano della vittoria del Sì”.

E fuori?

“Se ti fermi al benzinaio o se vai al bar tutti ti dicono ‘voto No’. È un caso di scissione tra popolo ed élite senza precedenti, qualunque sia il risultato”.

È pessimista?

“Al contrario. Il primo miracolo è che siamo arrivati fino a qui. Il secondo è che siamo in corsa per vincere”.

Cosa è accaduto?

“Eravamo partiti per una battaglia di testimonianza di ‘pochi pazzi malinconici, come direbbe Gaetano Salvemini. Abbiamo scoperto che c'era un mondo fuori, un pezzo di società pronto a combattere”.

E chi sono questi oppositori?

“La maggioranza silenziosa, se mi concede il termine, è diventata maggioranza incazzosa. Non ci sta, non si vuole far ingannare”.

Se lo aspettava?

“In parte sì, in parte no. La crisi e le politiche di tassazione, anche grazie a questo governo, hanno azzerato la classe media che per mezzo secolo è stata la spina dorsale di questo Paese”.

Proprio quelli di cui Renzi inseguiva il consenso!

“Si sentiva così sicuro che ha lanciato il messaggio: ‘Se perdo me ne vado’. È il Paese che produce, non gli emarginati, che gli si sono rivoltati contro. Un boomerang imprevedibile”.

Se vince il No governa l'accozzaglia, dice Renzi.

“Di fronte a questi slogan disperati mi sento ancora più conservatore di ieri. Se voti sulla Costituzione voti sulla Costituzione”.

Ma la gente lo ha capito?

“Sì. Ha capito che la legge fondamentale del Paese vale più di un ricatto di governo”.

Cosa risponde, però, all'accusa di sommare forze che hanno identità opposte?

“Sono slogan che mi fanno il solletico però provo a rispondere: se vince il Sì domani c'è la scissione del Pd quindi instabilità, problemi in Parlamento, elezioni anticipate con l'Italicum...”.

Ma non era morto con la bozza Cuperlo e i moniti di Napolitano?

“Mai pensato che Renzi voglia cambiare la legge elettorale. Sia perché se vince il Si diventa oggettivamente difficile cambiarlo...”.

E poi?

“Lo dico senza un accento negativo: è molto facile che in questo caso alle politiche finisca come a Torino e a Roma”.

Sicuro?

“Certo. L'elettore di centrodestra al ballottaggio preferisce il M5S al Pd”.

E se vince Il No?

“Ecco l'agenda: congresso del Pd, legge elettorale, e tempo per fare altre cose importanti. Magari una legge per diminuire i parlamentari e una per fare una assemblea Costituente”.

Quindi niente apocalissi?

“È più tranquillizzante quello che si prospetta con il No. Non ci sarebbe nessun cambio di maggioranza in Parlamento. Roberto Speranza dice: ci faremo carico di assicurare un governo”.

Quindi?

“Il No allarga il campo, il Sì chiude tutti i poteri nelle mani di Renzi”.

Non è troppo ottimistico?

“È un fatto. Il Sì blocca tutto: soprattutto la dialettica maggioranza-opposizione. E ha una conseguenza enorme sul piano politico”.

Quale?

“Crea il Partito della Nazione, mette fuori gioco la sinistra, divide la destra, frustra i tentativi di cambiamento che sono nati nella campagna elettorale”.

Perché il No cambia?

“Perché mette in movimento le cose. Per certi versi costringe anche i grillini a uscire dall'isolamento e costituzionalizzarsi”.

Altrimenti?

“Con il Si avremo un sistema bloccato al centro e tutti a girare intorno”.

Cosa può accadere da qui a domenica?

“Il Si è minoranza fra le culture di questo Paese: ha l'unica arma di propaganda in questi giorni, che è la paura”.

Di cosa?

“Di tutto: i mercati, lo spread, le banche, L'Europa”.

Funziona?

“No. La gente sta vedendo con i propri occhi il credito che crolla, la previdenza che salta e l'immigrazione che dilaga. Capisce che la costituzione non c'entra nulla”.

Cioè?

“Sono cause del tutto indipendenti dal Titolo V. Dipendono da una cattiva gestione del governo o dall'establishment”.

Se vince il No anche in Italia vince Trump, dicono.

“La politica Si è ridotta allo storytelling. Ma è un racconto privo di relazioni con la realtà”.

Perché?

“Trump è stato prima demonizzato, poi usato come elemento funzionale: è servito per suscitare la paura, ma è stato agitato da Renzi anche come icona del cambiamento”.

Tutto e il contrario di tutto?

“Zero analisi. Il renzismo lo usa solo per creare suggestioni. Trump ha vinto in Michigan, Pennsylvania e Wisconsin. Gli Stati degli elettori traditi dalla Clinton”.

Vede analogie con l'Italia?

“Sì. Con Hillary non hanno visto più prospettive di benessere e quindi sono passati dall'altra parte”.

I moderati azzerati.

“Anche da noi. I moderati oggi sono i più arrabbiati di tutti. Se li rappresenti devi comprendere la loro rabbia”.

La sentenza della Corte sulla Madia che cosa significa?

“Era una legge palesemente incostituzionale, che si lega al discorso del referendum”.

Cioè?

“Era la pretesa del governo di fare le nomine in ambito regionale senza nemmeno il parere della Regione. La sentenza di bocciatura era non solo legittima ma addirittura scontata”.

Affine al quesito di domenica.

“La prospettiva che ci propongono è: ‘Allora bisogna centralizzare’”.

Addio federalismo.

Il renzismo ci propone una specie di versione dello statalismo neo-sovietista, governato dall'alto in salsa post ideologica. Un orrore”.

Non funziona....

“Ma come può funzionare se la maggiore risorsa dello Stato è il debito pubblico?”.

Con il deficit.

“E infatti da un lato fanno la campagna per portare nomine e poteri al centro, dall'altro hanno fatto l'emendamento per far diventare i governatori delle Regioni dissestate commissari di clientela”.

Folle.

“Esatto: ‘Facciamo riparare chi ha sfasciato’. Soprattutto al Sud. Non c'è una visione, un'idea. Dovresti fare il contrario: sviluppare autonomia partendo dal basso. La "Caritas in veritate" di Benedetto XVI è tutta sulla sussidiarietà. Se non hai soldi devi partire dalla periferia”.

Per dogma?

“Non per ideologia, ma perché dall'alto o aumenti il debito o non hai nulla da distribuire”.

E a destra cosa predice il voto?

“Il No è diventato l'atto costituente di un centrodestra nuovo. Perché ha unito le diverse anime, e ha recuperato anche i dispersi”.

Come al Quirino.

“Sabato a Roma c'erano almeno tre anime: ci siamo collegati con Verona dove c'erano Gandolfini, Giovanardi e la Roccella. Poi ha parlato Fitto, e sul palco c'erano la Angelilli, Augello, il sottoscritto. Tutte persone che vengono da storie diverse, uniti nella stessa battaglia”.

Perché?

“Ci sono soggetti nuovi rispetto al vecchio centrodestra. Bisogna avviare una ricerca nuova. Fare l'inventario di questa nuova ventata di passione politica”.

Di chi parla?

“Ho viaggiato in un lungo e in largo: cito un fronte che va dal sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna a Stefano Casali, eletto a Verona nella lista di Tosi, l'uomo che ha resuscitato il Veneto bianco. Dal Mezzogiorno sono arrivati 400 pugliesi, fino a Roma. La rabbia del Sud. A Viterbo Daniele Sabatini, un ragazzo di 35 anni che viene dalla storia di Forza Italia, e che oggi è in Idea, mette insieme una sala di 350 persone dove c'è gente che viene da Forza Italia, da An, dal Ncd. Il No è un grande big bang. Francesco Agnoli e Maurizio Roat, un collaboratore della Verità e un avvocato di Trento, hanno riunito 200 persone a Trento! Abbiamo trovato folle a Cascina - dove c'è una sindaca leghista - e a Grosseto”.

Cosa manca?

“Ad Agropoli facciamo una manifestazione contro il clientelismo e per l'orgoglio meridionale con Vaccaro, Mara Carfagna e Gasparri”.

Titolo?

“Canteremo sulle note di Gianna Nannini, alla faccia di De Luca: ‘Meravigliosa frittura’. Liberiamo il Sud dai viceré”.

E il leader?

“La casa si costituisce dalle fondamenta e non dal tetto. A maggior ragione dopo quello che è successo in Francia con Fillon, dove si è ribaltato ogni pronostico”.

Quindi sarà una battaglia per la nomination, come a Parigi?

“Noi nel centrodestra non abbiamo la frattura del 1789 che divide la Le Pen da Fillon”.

Però?

“Però prima o poi si arriverà al tetto e lo strumento non possono che essere le primarie”.

E Berlusconi?

“È una storia che si muove, e spero che si muova anche grazie al contributo di Berlusconi. Ma è una storia che nessuno, nemmeno lui, può più tenere ferma”.

Ma la casa quale sarà?

“Le aggregazioni devono trovare il modo per tradursi in una identità parlamentare e partitica. Fino ad oggi il centrodestra è stato diviso, ora deve riaggregarsi. C'è spazio per almeno tre gambe”.

(Tratto da La Verità)